L’ars componendi nella tipografia occidentale
Rapporto sul convegno “La stampa da Magonza a Subiaco” dello scorso 23 settembre
(tratto da GRAPHICUS n. 1034 - Gennaio 2007)

Si è celebrato lo scorso anno il 540° anniversario di quello che, a oggi, è ritenuto il primo libro stampato in Italia con tecniche tipografiche: il “Lattanzio”, pubblicato a Subiaco nel 1465 dai prototipografi tedeschi Sweynheym e Pannartz. Nella abbazia benedettina di Santa Scolastica a Subiaco (prima sede europea fuori dalla Germania a disporre di una tipografia dotata di strumenti interamente realizzati in loco, con l’assistenza dei Padri Benedettini) si sono svolti diversi convegni intesi a fare il punto sugli studi relativi alla prototipografia, sia dal punto di vista storico-umanistico, sia da quello tecnico-scientifico.

Fig. 1
Alla conferenza di Subiaco erano presenti anche i giornalisti della Radio Vaticana (coordinati da Mons. Giangiulio Radivo) e la troupe della televisione SWR di Magonza (diretta dal dott. Frank Helbert).

L

a giornata di studio, iniziata con l’apertura ufficiale da parte delle massime autorità civili e religiose di Subiaco e con un’introduzione del presidente del Comitato Subiaco culla della stampa, professor Mario Segatori, è proseguita con gli interventi di tre analisti scientifici piemontesi: Bruno Fabbiani e Alessandro Gusmano (già docenti del Politecnico di Torino), tra i maggiori esperti italiani per l’analisi della carta e degli inchiostri, e Niccolò Galimberti, cultore della tipografia in piombo ed editore, negli anni ’90, del De componendis cyfris di Leon Battista Alberti (in piú edizioni comprendenti tra l’altro la prima traduzione in inglese dell’opera).

Tra i giornalisti presenti alla manifestazione, Giangiulio Radivo della Radio Vaticana e la troupe della televisione SWR di Magonza coordinata da Frank Helbert (il servizio di Helbert sull’avvenimento è andato in onda un paio di giorni dopo sulla rete tedesca) (Fig.1).

Punzoni e forme metallografiche

Bruno Fabbiani esamina il testo della B42 a idoneo ingrandimento per identificare le compenetrazioni tra i caratteri ed altre anomalie tipografiche incongruenti con la composizione a caratteri mobili.

L’intervento di Bruno Fabbiani, dal titolo “L’ars componendi: genesi ed evoluzione della composizione tipografica occidentale”, ha fatto luce su un percorso storico poco noto: l’impiego di punzoni nella comunicazione scritta, a partire dal “disco di Festòs”, risalente a oltre 3500 anni fa (Creta 1500-1700 a.C.), attraverso la “tavola di Prüfening” (Ratisbona 1119 d.C.), sino alla Bibbia delle 42 linee di Gutenberg (Magonza 1450-55), della quale il relatore ha messo in evidenza l’incompatibilità con la tecnica di stampa a caratteri mobili.

Fabbiani ha esposto i risultati dei suoi ultimi studi e rilievi in microscopia ottica, condotti a partire dal febbraio 2006 su diversi esemplari della B42, tra cui quelli, in pergamena e in carta, conservati alla Biblioteca Vaticana (BV).

Dalle analisi del relatore risultano:

  1. compenetrazioni orizzontali e verticali tra i caratteri della B42, incompatibili con la composizione a caratteri mobili;
  2. evidenti difformità nella composizione tipografica in varie righe presenti sulle stesse pagine, a seconda che si tratti di edizioni su carta o su pergamena (ad es. BV B42 in pergamena, 1° vol, pag. 155 recto e verso).
Fig. 3a
Nella seconda lettera di indulgenza stampata da Gutenberg nel 1455 a Magonza sono presenti due righe con il medesimo testo: la riga 21 (A) e la riga 27 (B). Comparando le due righe in computer-grafica è possibile rilevare le diverse morfologie dei caratteri e l’estensione delle parole omologhe al fine di verificare la loro congruenza con la composizione a caratteri mobili.

Durante l’intervento sono state proiettate e commentate oltre 100 immagini inedite documentanti le ultime analisi (Fig. 2). Il pubblico ha mostrato particolare apprezzamento per l’innovativo metodo di analisi degli incunaboli, utilizzato da Fabbiani.

In pratica, si è concentrata l’attenzione sulle caratteristiche di stampa di singole parole (contenenti quindi gli stessi caratteri nello stesso ordine) presenti nella medesima pagina. Ciò ha permesso di valutare diversi parametri tecnici della stampa stessa, tra cui i valori di spaziatura tra le lettere. Ne è risultata, a parità di parola stampata, una varianza dimensionale superiore a quella massima compatibile con una composizione tipografica a caratteri mobili.

Fig. 3b
Il riferimento 1A documenta la compenetrazione di un punto nella lettera seguente. Questa condizione non è congruente con la normale composizione a caratteri mobili. I riferimenti 2A, 3A, 4A presentano spazi interletterali molto inferiori rispetto agli omologhi 2B, 3B, 4B. La differenza di spazieggiatura (distanza tra lettera e lettera) produce nella linea di testo evidenti difformità di lunghezza che non sono congruenti con la composizione a caratteri mobili.

Le analisi presentate hanno inteso dimostrare che Gutenberg, nelle sue edizioni comprese tra la prima lettera di indulgenza e la B42 (entrambe stampate tra il 1454 ed il 1455), sino al Catholicon (1460), non avrebbe utilizzato la composizione a caratteri mobili. In particolare, la compenetrazione tra i grafismi presenti nella seconda lettera d’indulgenza palesa un’evidente incompatibilità con i vincoli posti dalla composizione a caratteri mobili (Fig. 3a, 3b).

Ciò non toglie che lo stesso Gutenberg, in assenza di evidenze contrarie, possa essere considerato l’inventore della tecnica di stampa in carattere mobile. E sicuramente vanno riconosciute al maestro magontino, invenzioni di pari peso, che rappresentano altrettanti contributi fondamentali del processo quali l’ideazione del torchio tipografico e nuove formulazioni dell’inchiostro grasso per la stampa.

Fournier e Gutenberg

Tra le prime autorevoli pubblicazioni in cui viene messa in dubbio la paternità di Gutenberg per l’invenzione della stampa a caratteri mobili si deve menzionare il “De l’origine et des productions de l’imprimerie primitive en taille de bois” stampata a Parigi nel 1759 da Pierre-Simon Fournier, detto “il giovane” (Parigi 1712-1768) celebre incisore di caratteri e autore di varie opere sulla storia e lo sviluppo dell’arte tipografica. Proprio per i suoi approfondimenti storici e esperienze di incisore di caratteri tipografici e della prima metrologia tipografica. Fournier, è l’inventore del “punto tipografico” perfezionato in seguito da François-Ambroise Didot, ed è uno dei primi tipografi a rilevare le incongruenze nelle composizioni dei testi tipografici esaminando i rari incunaboli nelle varie biblioteche.


Fig. 4
Calcografia di Michael Rösler riproducente il ritratto di Mentelin

Il prototipografo Mentelin

Secondo gli studi presentati da Fabbiani, la prima utilizzazione dei caratteri mobili in Occidente va attribuita a Johann Mentelin, prototipografo della prima Bibbia stampata a Strasburgo operante tra il 1458 e il 14781.

Mentelin, alsaziano, era nato nel 1410 a Sélestat, nel Basso Reno, poco lontano da Strasburgo; nel 1477 si iscrisse alla Corporazione dei Pittori di Strasburgo. Morí nel 1478 alla stessa età di Gutenberg, di cui era piú giovane di dieci anni (fissando, secondo l’uso comune, al 1400 la data di nascita di Gutenberg, peraltro non documentata).

Mentelin, analogamente a Schoeffer (discepolo di Gutenberg), esercitava la professione di miniatore di manoscritti calligrafici; realizzava capilettera su fondi colorati e in oro (scriba aurarius). Le sue pregevoli miniature vennero apprezzate anche dal Vescovo di Strasburgo Ruprecht, che gli affidò inizialmente l’incarico di “rubricatore”, e poi (dopo aver superato un apposito esame) di Notaio nell’Arcivescovado di Strasburgo. Mentelin debuttò ufficialmente come stampatore nel 1458, ma i suoi studi e le sperimentazioni pratiche dovettero iniziare almeno due o tre anni prima, quindi, intorno al 1455-56.

Fig. 5
Caratteri mobili utilizzati da Mentelin nella sua B49 stampata a Strasburgo in due volumi nel 1460-61

Il Mentelin, calligrafo e rubricatore, dovette accorgersi subito che, quanto Gutenberg e soprattutto il socio Fust andavano spacciando come manoscritto tale non poteva essere, essendo completamente assenti dalle pagine scritte le variazioni tonali di inchiostro dovute all’alternanza del carico e scarico di inchiostro dalla penna, tipiche della scrittura a mano.

Fig. 6
Bibbia latina a 49 linee composta da Mentelin nel 1458-1460 a Strasburgo con caratteri mobili. La spazieggiatura è congruente con la rettifica manuale dei singoli caratteri.

Da qui, forse, la scintilla che mosse l’interesse tecnico (e l’ambizione commerciale) di Mentelin a impiantare un’officina per produrre “manoscritti artificiali”. Si avvalse di artigiani strasburghesi (orologiai, fabbri, fonditori), grazie alla collaborazione dei quali realizzò la prima mould per la fusione di caratteri mobili (Fig. 5).

Quei caratteri furono impiegati nella Bibbia latina delle 49 righe, edita in due volumi, stampati rispettivamente nel 1460 e nel 1461 (Fig. 6).


Fig. 7
Armi gentilizie concesse nel 1466 dall’imperatore Federico III a Giovanni Mentelin

Mentelin non rivendicò l’invenzione dei caratteri mobili in quanto, sull’esempio di Gutenberg e del suo socio Fust, iniziò anche lui a vendere le sue pubblicazioni come manoscritti.

Sei anni dopo la stampa della Bibbia delle 49 linee, il 27 ottobre 1466 l’imperatore Federico III di Asburgo (1415-1493) concesse a Mentelin i titoli di nobiltà che lo autorizzavano a portare nel suo blasone il leone di Sélestat, emblema della sua città natale (Fig. 7). Johannes Schott (1477-1548), nipote di Mentelin, anch’egli tipografo (laureatosi all’Università di Heidelberg), pubblicò nel 1520 la Geographia di Tolomeo, riportando nell’edizione le sue “armi gentilizie” con la dicitura “INSIGNE SCHOTTORUM FAMILIAE AB FRIDERICO ROM. IMP. III – JO MENTELIN PRIMO TYPOGRAPHIAE INVENTORI AC SUIS CONCESSUM, 1466”. Lo Schott con questa chiara rivendicazione intendeva ricordare la priorità del nonno, sia come prototipografo di Strasburgo, che come inventore dei caratteri mobili.

Quanto a questi ultimi, ancor piú preciso è, nel 1521, Hieronymus Gebwiler (1473-1545), già Rettore delle Scuole Strasburghesi (dal 1501 al 1509), che scrisse in onore di Carlo V, (divenuto imperatore nel 1519) il PANEGIRIS CAROLINA, nel quale afferma: “Fra coloro il cui nome onora l’Alsazia, un posto particolare devesi attribuire a Johann Mentelin per l’arte della calcografia (termine utilizzato a fine del XV secolo per indicare la stampa a caratteri mobili), cioè l’arte di imprimere i libri con caratteri di stagno, dei quali fra i mortali, egli fu il primo inventore, anche se i cittadini di Magonza pretendono d’attribuirne l’onore al concittadino Fust”2.

Caratteri mobili metallici

Fig. 8
Bibbia latina a 48 linee stampata a caratteri mobili da Fust e Schoeffer nel 1462 a Magonza. Il diverso allineamento verticale dei caratteri mobili è congruente con la loro rettifica manuale.

È opportuno evidenziare come il Gebwiler non affermi che Mentelin sia l’inventore della stampa tipografica (del resto già rivendicata come Artificiosa Imprimendi nel colophon del Salterio stampato nel 1457 a Magonza da Fust e Schoeffer, ma indichi come priorità strasburghese l’invenzione e l’utilizzazione dei “caratteri di stagno”.

Fig. 9
Pagina del più antico libro stampato con caratteri mobili metallici (Corea 1377), che hanno anticipato di quasi un secolo l’utilizzazione di caratteri mobili metallici in occidente

Questo riferimento tecnico è fondamentale in quanto costituisce la prima testimonianza sul metallo utilizzato per la fóndita dei caratteri mobili.

Questi preliminari storici ci dicono come la disputa tra Strasburgo e Magonza sulla primazia dell’invenzione dei caratteri mobili, non nasce oggi, ma è coeva con l’invenzione stessa (Fig. 8).

Per completezza storica documentale è doveroso ricordare che il più antico reperto asiatico, oggi noto, composto con caratteri mobili metallici risale al luglio del 1377.

È noto come Jikji Baegun-Hwasang-Chorok-buljo Jikji Yoejeol, stampato nel tempio di Heung Deoksa, nella zona del Cheongju, Corea del Sud, a 110 km da Seul (fig. 9), dove è presente un importante museo della stampa, attualmente diretto da Cheol-hee LEE.


Fig. 10
Histoire de l’imprimerie, Parigi 1851- 52 (pag. 97). Riproduzione del testo originale redatto da Edouard Fournier, Paul Lacroix, Ferdinand Seré, i quali affermano che Fust (1410-1466) ha contraffatto un’edizione tipografica di Mentelin (1410-1478). Questa pubblicazione denuncia il primo caso di una contraffazione tipografica del XV secolo.

Incunaboli contraffatti

In ambito bibliografico si deve anche rilevare un riferimento alla sleale concorrenza sorta tra Magonza e Strasburgo nel periodo pionieristico della prototipografia.

Edouard Fournier (1819-1880), letterato insigne delle arti grafiche, in qualità di coautore del testo Histoire de l’imprimerie3 afferma che Giovanni Fust, stampatore di Magonza, morto nel 1466 (un anno dopo la pubblicazione del Lattanzio a Subiaco) eseguì la contraffazione tipografica dell’edizione di Giovanni Mentelin del Liber de arte predicandi (IV Libro dell’Opera di S. Agostino De doctrina christiana). In considerazione dell’importanza di questo riferimento bibliografico l’autore ritiene opportuno integrare, in questa pubblicazione, la riproduzione del testo francese riportato nell’edizione originale del 1851-52 (Fig. 10).

Conclusioni di Fabbiani

Nel corso degli ultimi 40 anni i progressi compiuti dalla grafica computerizzata, uniti alla disponibilità di altri sofisticati strumenti digitali, offrono nuove vie per affrontare e, forse, dar termine a una disputa antica. In particolare, secondo Fabbiani, si possono trarre già oggi le seguenti conclusioni:

  1. sulla base delle attuali analisi il primo libro composto con caratteri mobili sarebbe la Bibbia latina delle 49 linee stampata nel 1460 da Giovanni Mentelin a Strasburgo;
  2. probabilmente la seconda stamperia a utilizzare i caratteri mobili fu quella di Fust e Schoeffer, con la pubblicazione della Bibbia latina delle 48 linee portata a termine il 14 agosto 14624 (Fig. 8). In assenza di certezza circa i modi del trasferimento dell’invenzione di Mentelin da Strasburgo a Magonza, si può però ipotizzare che a questa edizione lavorarono i dipendenti di Fust: il punzonista e compositore Sweynheym e il torcoliere Pannartz;
  3. a seguito del conflitto civile esploso a Magonza il 28 ottobre 1462 (furono uccise 450 persone ed espulsi 800 abitanti)5, Sweynheym e Pannartz emigrarono in Italia, trasferendo, a soli 4-5 anni dalla pubblicazione della B49 di Mentelin, i segreti del processo di realizzazione dei caratteri mobili al Monastero di Santa Scolastica a Subiaco.

Il relatore, prima di accomiatarsi dai numerosi studiosi presenti alla conferenza di Subiaco, ha ricordato che non ha alcun interesse personale, anche di tipo nazionalistico, finalizzato ad attribuire il primo utilizzo di caratteri mobili in metallo a Gutenberg o a Mentelin, tenuto conto che tale invenzione è stata realizzata 80 anni prima in territorio asiatico.

Come noto gli studi di Bruno Fabbiani sono esclusivamente finalizzati a stabilire, con metodiche tecniche e scientifiche, la paternità degli incunaboli occidentali composti con caratteri mobili.

Le microanalisi strumentali eseguite hanno anche lo scopo di evidenziare se le precedenti affermazioni storico-bibliografiche citate dai vari studiosi (generalmente privi di esperienze tecniche personali di composizione e stampa tipografica) siano congruenti con le risultanze di tipo strumentale eseguite sui protoincunaboli.
L’autore sarà sempre disponibile (vita natural durante) a esaminare strumentalmente, con tecniche non distruttive, qualunque edizione tipografica occidentale originale, con data certa o attribuibile anteriormente al 1460, al fine di stabilire se la genesi occidentale dei caratteri mobili fusi sia dovuta a un tipografo diverso da Mentelin.

L’intervento di Bruno Fabbiani si è concluso menzionando i risultati delle sue ricerche sul Lattanzio stampato a Subiaco. La realizzazione del Lattanzio è certamente derivata da una composizione a caratteri mobili metallici, nella quale si sono anche identificate delle lettere limate. Curiose, infine, ulteriori scoperte del ricercatore torinese nella biblioteca benedettina di Santa Scolastica di Subiaco, nella quale ha rilevato su alcuni manoscritti (utilizzati dai prototipografi tedeschi come originali di riferimento) le loro impronte digitali inchiostrate. Altra curiosità rilevata sugli stessi volumi manoscritti è costituita dalla presenza di solchi prodotti, presumibilmente con le unghie, da Sweynheym, per suddividere il testo delle pagine manoscritte in vista della successiva composizione tipografica6.


Fig. 11
Documentazione fotografica della prima analisi in microscopia elettronica di una pagina originale della B42 eseguita nel 2003 presso i laboratori di Scienze Mineralogiche e Petrologiche dell’Università di Torino. Da sinistra verso destra il prof. Alessandro Gusmano, il prof. Bruno Fabbiani (docenti del Politecnico di Torino) il dott. Emanuele Costa, responsabile del Laboratorio

Analisi chimico-fisiche

Il secondo intervento, di Alessandro Gusmano, sul tema: “Un esempio di bibliologia scientifica: analisi chimico-fisiche su una pagina della B42 di Gutenberg”, si è basato su analisi scientifiche di alto profilo. Il relatore ha riferito in merito alle prove fisicochimiche cui è stato sottoposto, per la prima volta nella storia, un foglio originale della B42, la celebre Bibbia della 42 linee. Le prove elencate, oltre 25, sono state di tipo non distruttivo, tranne alcune, purtroppo distruttive, che sono state eseguite direttamente su un foglio originale della B42 messo a disposizione da Bruno Fabbiani.


Fig. 12
Spectrografo di massa utilizzato nelle analisi della B42

Sono state brevemente illustrate misure fisico-meccaniche (grammatura, spessore, liscio superficiale, permeabilità all’aria), insieme a misure ottiche (lucido superficiale, punto di colore, grado di bianco, grado di giallo) e misure chimiche (pH, identificazione microscopica delle fibre contenute nella carta mediante microscopia ottica ed elettronica a scansione (Fig. 11).

Gusmano è quindi passato ad analisi piú complesse, quali la spettrofotometria FT-IR della carta e dell’inchiostro della B42, la spettrometria microRaman e la spettrometria di massa dei medesimi (Fig. 12).

Particolarmente interessanti ai fini dell’attribuzione della mobilità / immobilità dei caratteri sono le misure di compenetrazione dei caratteri nel supporto cartaceo, effettuate con le tecniche di olografia conoscopica e di microscopia confocale.

Fig. 13
L’ing. Niccolò Galimberti parla sul tema “Il De componendis cyfris di Leon Battista Alberti tra crittografia e tipografia”
Dagli studi, tuttora in corso, emerge una quantità di dati mai resi disponibili nella storia delle analisi scientifiche di un singolo foglio stampato, giustificate dal fatto che si tratta del piú importante reperto della stampa industriale in Occidente.

Da ultimo, è intervenuto l’ing. Niccolò Galimberti sul tema “Il De componendis cyfris di Leon Battista Alberti tra crittografia e tipografia” (Fig. 13). Trattandosi nel caso di Galimberti di un tema assai particolare e non direttamente collegato agli argomenti esaminati dai due precedenti relatori, non è purtroppo possibile darne qui, in poche righe, notizia che sia comprensibile e fedele alla sostanza dell’intervento.

Le relazioni di Niccolò Galimberti, congiuntamente a quelle di Fabbiani e Gusmano, saranno pubblicate (con traduzione parallela in inglese) negli Atti delle Giornate di Studio, la cui pubblicazione è prevista nella primavera del 2007 a cura della Iter Edizioni di Subiaco.


NOTE

1.
François Ritter, Histoire de l’imprimerie alsacienne aux XV et XVI siècle, Editions F. X. Le Roux, Strasbourg – Paris, 1955 (pagg. 19-36). Il primo volume consta di 242 fogli, il secondo di 239, ogni foglio presenta due colonne della B49. La tipologia dei caratteri utilizzati da Mentelin, nella B49, è stata estratta dal testo di Gianolio Dalmazzo, L’evoluzione e il progresso della stampa, Archivio Tipografico, Torino 1900 (pag. 627).

2.
G. Arneudo, Dizionario esegetico per le arti grafiche, Regia Scuola Tipografica e di Arti Affini – Torino, 1915 (pag. 1460).

3.
Paul Lacroix, Eduard Fournier, Ferdinand Seré: Histoire de l’imprimerie, Parigi, Prima edizione senza data (ma risalente al 1851-52) (pag. 97), Collezione Fabbiani.

4.
Giuseppe Isidoro Arneudo, nel suo Dizionario Esegetico tecnico e storico per le Arti Grafiche, Torino, Regia Scuola Tipografica, 1917, (pag. 830) ci dice che lo stesso Edouard Fournier, nella sua qualità di sapiente bibliografo, scrisse un dramma in versi in 5 atti intitolato Gutenberg rappresentato all’Odeon di Parigi nel 1869.

5.
Guy Bechtel, Gutenberg, SEI Società Editrice Internazionale, Torino, 1995, (pag. 411).

6.
Un doveroso ringraziamento va rivolto al direttore della Biblioteca Benedettina di Santa Scolastica Dom Augusto Ricci e ai suoi collaboratori per l’assistenza gentilmente fornita all’autore.


Per gentile concessione di GRAPHICUS, che si riserva il copyright sull'intero contenuto della rivista. Riferimento: www.eurographicus.com.

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© Valerio Anselmo